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Siamo al termine della notte? Allora basta con l’oscurità! (di Massimo Baldi)


Seggi chiusi. Sindaco eletto. Giunta in arrivo (tra 48 ore, si dice). I megafoni sono stati spenti, ma non così le menti pensanti, anche critiche (nessuno, d’altronde, credo se lo auguri… o forse sì?). Noialtri siamo rimasti fuori da questo giro di giostra. Resta un po’ di amarezza, ma tant’è. Per inciso, chi ha visto in noi un’orda di populisti senza idee, si sarà ormai accorto che quel pericolo arrivava da altrove. E forse fra poco farà 2+2 e capirà che il nostro gruppo avrebbe(forse) potuto ben canalizzare e strutturare quella moltitudine di disorientati che domenica e lunedì è stata a casa o ha espresso il suo voto in modo univocamente critico. Noi saremmo stati – anzi: siamo ben altro. E lo dimostreremo – senza potere e senza poltrone, e anche senza rancori: con il lavoro, con l’approfondimento e con le idee. Già su un tema scottante, l’emergenza idrica, stiamo per preparare uno studio. E chi vorrà beneficiarne, lo faccia pure. In fondo è un bene.

Per quel che vale, vorrei qui sottolineare quelli che, per me, sono i più importanti banchi di prova su cui misurare, senza pregiudizi, la prossima giunta.  Qualche tema imprescindibile, insomma, per scongiurare che la città si trasformi, nella migliore delle ipotesi, in un piccolo borgo depresso e isolato, magari più facoltoso e indipendente, ma spento e disconnesso.

TRASPORTI: partiamo da un esempio. Da anni sono mediatore di escursioni di studenti tedeschi a Pistoia (un gruppo è in città proprio in questi giorni per un bellissimo workshop su arte e impresa) e la cosa più imbarazzante che mi tocca presentare loro ogni anno è la situazione dei trasporti pubblici pistoiesi. Autobus che fanno corse ogni 90 minuti, anche in zone strategiche (vedi Sant’Agostino) e che interrompono il servizio alle 20.00. Taxi che interrompono il servizio a mezzanotte. Inspiegabile! Anche perché esempi di sistemi più virtuosi esistono non solo in Svezia o in Canada, ma, per dirne uno, a Prato. Che farà la giunta per questo? Non affrontare il problema, o sottovalutarne l’importanza, significa disinteressarsi della vita di migliaia di persone. Soprattutto delle famiglie più disagiate (fare un pieno alla macchina per credere). I trasporti pubblici devono diventare PIU’ vantaggiosi di quelli privati. Noi presenteremo presto un protocollo risolutivo.

URBANISTICA: la città, vista dall’alto, sembra sempre più una costruzione per bambini venuta male e rattoppata con mattoncini di un’altra marca o del colore sbagliato. E viverci dentro è anche peggio. La giunta deve al più presto mettersi all’opera e produrre un nuovo Regolamento Urbanistico, con al centro una rigorosa riflessione sulla qualità della vita (in città e nelle aree extraurbane, come la montagna e la collina), e con particolare attenzione alla distribuzione di aree verdi (non oso immaginare quale sarà il livello di invivibilità estiva dell’area ex-breda una volta conclusi i lavori). Visti i risultati elettorali, non sono ammissibili passi indietro o rallentamenti dovuti a problemi di ingovernabilità. Con questi numeri, e se la maggioranza è compatta come ci è stato detto, non ci deve essere nessun ostacolo.

BREDA: affrontare il tema senza pregiudizi e vincoli ideologici. Pensare al bene dei lavoratori, dell’indotto, dei cassintegrati, dei disoccupati. Anche contro i sindacati, se necessario. Segnatamente su questo tema, mi pare che Bertinelli abbia tutti gli strumenti culturali e politici per comprendere la situazione e per imporre una giusta lettura. Mi auguro che lo faccia senza remore di sorta. Il Comune, per ovvie ragioni, rischia di essere tagliato fuori dal tavolo in cui si dovrà decidere del futuro dell’azienda e delle sue risorse umane. Se si trincera su certe posizioni, temo lo sarà al 100%. Caro Bertinelli: fai di tutto per non esserlo! non accontentarti di poterti lamentare di non esserci stato! di poter dire «io l’avevo detto ma non ho potuto fare nulla»! di poterti giustificare, dopo la prevedibile catastrofe! L’obiettivo n.1 è avere un ruolo in quel processo, (quasi) a ogni costo.

 

CULTURA: qui la faccio breve: non giocare, come si dice, ‘alla meno’! Se mancano le risorse, le si trovino coinvolgendo la società, come avviene nelle maggiori città e nazioni d’Europa. Se il progetto è davvero, come mi dicono, quello di un passo indietro, di ‘fare meno e fare bene’ (si parla di chiudere il Fabroni), la giunta avrà in me, per quel che vale, un vivace oppositore – e, alla bisogna, un sabotatore. La ricchezza culturale è premessa e condizione efficiente di ogni altra forma di sviluppo. Se si gioca alla meno con la cultura, si gioca alla meno con le ultime bocche affamate.

 

TRASPARENZA&COMPETENZA: a breve ci saranno le nuove nomine nelle partecipate e negli altri enti comunali. Qui la mia richiesta è semplice: no alle logiche politiche (nel significato peggiore del termine), sì ai principi di trasparenza e competenza. Sarebbe terribile se ancora una volta le nomine fossero la moneta di scambio per l’appoggio politico. I dirigenti di questi enti devono avere un curriculum all’altezza, sia sul piano culturale/informativo, sia su quello manageriale (una laureetta e un masterino non guasterebbero). La mia piccola prova del nove sarà confrontare la lista dei nominati con quella dei sostenitori di Bertinelli durante le primarie. Se le compresenze superano il 40%, lo prenderò come un brutto segno.

 

APERTURA: mi ha fatto piacere che le prime parole del nuovo sindaco siano state una riflessione amara sulla sconcertante astensione al voto. La medicina per questo male è l’apertura, il confronto, il coinvolgimento. Chi ha vinto governi, ma non imperi. Dove altri vedono vincoli, l’amministrazione veda varchi. Non si creda che il partito degli astensionisti sia fatto solo di elettori di destra. E anche se così fosse, oggi che la situazione è così deprimente sotto il cielo, non credo che quel distinguo valga più granché. Commercianti, imprenditori, professionisti… non sono il nemico. Sono cittadini. E molti di loro se la passano male. Se la buona politica li abbandona, qualcun altro ne sfrutterà le energie e la rabbia.

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