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Partito “Democratico” (di Piero Giovannelli)


E’ stato indubbiamente apprezzabile, chiaro e di grosso spessore il documento redatto dai 139 che hanno lasciato il Partito “Democratico” in seguito alla epurazione di Roberto Bartoli. Diverse cose i giornali hanno già riportato su questo episodio per certi versi clamoroso. Di mio aggiungo le seguenti considerazioni:
1) La epulsione di Bartoli cozza clamorosamente contro l’articolo 1 dello statuto del PD “Principi della democrazia interna”, ed in particolare contro il comma 6, il quale recita testualmente: “Il Partito Democratico riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica……”. Sarebbe interessante sapere, non dico da Paolo Bruni, che ha già parlato anche troppo, ma da Bersani o da Manciulli, se hanno niente da aggiungere.
2) Se si voleva far passare il messaggio che Bartoli si comportava da capocorrente, da ambizioso cacciatore di poltrone, ecc, questa menzogna è abbondantemente smentita dai fatti.
Immediatamente dopo le Primarie, infatti, Bartoli dichiarò il proprio leale sostegno a Bertinelli, rifiutando qualunque ipotesi di “Lista civica” e rifiutando altresì, in un secondo momento, le esche appetitose che gli venivano lanciate da parte di altre formazioni politiche, ad iniziare da quella di Bartolomei. Il risultato finale è che adesso Bartoli, dando a chi lo ha accusato di correntismo, carrierismo o altro ancora, una bella lezione di stile e di civiltà, è volontariamente rimasto  fuori dai giochi; mentre troppi grigi burocrati dell’apparato sono ancora ben saldi ai loro posti. Ma è altamente auspicabile che una persona della intelligenza, della capacità e competenza di Bartoli possa rientrare quanto prima e dalla porta principale sulla scena politica pistoiese, magari in un PD davvero e profondamente rinnovato.
3) Al di là di quanto affermato dai vari attori della vicenda e da quanto scritto sui giornali, molte cose si possono comprendere se si analizzano attentamente i programmi elettorali di Bertinelli, peraltro presentato solo in questi giorni, e di Bartoli, presentato invece in largo anticipo sulla data fissata per le primarie.
Quello di Bertinelli  è un programma che trasuda senz’altro profonda cultura, intelligenza, conoscenza della macchina amministrativa, al di là della trattazione dei singoli punti, che può essere condivisibile o meno. Ma per quanto bello ed apprezzabile, ha un difetto: è un programma equilibristico, si mantiene a galla, non affonda il bisturi su alcuni punti critici reali e concreti, in alcuni casi profondamente imbarazzanti della vita pistoiese, come invece Bartoli ha fatto alla grande e senza tentennamenti.
Tanto per fare alcuni esempi:
a) A pagina 5 del suo programma Bartoli quantificava e pesava con certezza matematica la percentuale di riduzione degli emolumenti ai membri di Giunta e dicendo con precisione di quanto avrebbe ridotto gli assessori, il limite dei mandati, le figure che non avrebbero potuto essere nominate in enti o aziende partecipate dal Comune.
BERTINELLI NON DICE NIENTE DI TUTTO CIO’ o è più generico.
b) A pagina 6 Bartoli metteva il dito su un  concretissimo ed acutissimo problema di cui soffrono le imprese: quello di ottenere davvero una  forte semplificazione ed un forte abbattimento dei tempi elefantiaci ed inammissibili necessari per chiudere le pratiche. E sottolineava altresì i tempi enormi che il Comune impiega per pagare le imprese costringendole a ricorrere al credito bancario quando potrebbero farne a meno.
c) Bartoli dimostra idee chiare,  incisive, puntuali anche in tutti i paragrafi del capitolo “PER UNA MODERNA SOLIDARIETA’-A tutela dei diritti dei più deboli”, da pagina 8 a pagina 12 del suo programma. Bertinelli neppure tratta alcuni dei punti trattati da Bartoli o lo fa in modo più generico ed affrettato.
d) Chiarissimo e coraggioso è Bartoli a pagina 13: tolleranza zero verso assenteismi, clientelismi e corruzione: mai più dipendenti comunali al mercato nell’orario di lavoro.  Questo punto, piccolo ma essenziale, si può essere certi, ha spaventato più di qualcuno e testimonia dell’onestà di Bartoli, disponibile, per i suoi principi, a mettere a rischio il ricco pascolo di voti da sempre costituito dai dipendenti comunali e magari dai loro familiari a vantaggio del candidato del “Partito”.
Non è forse un caso se anche su questo punto Bertinelli osserva un SILENZIO DI TOMBA.
e) Infine (ma si potrebbe continuare ancora) alle pagina 13-14 del programma di Bartoli arrivano due osservazioni che avrebbero potuto essere quasi devastanti sia per l’apparato di partito sia per tante figure, anche discutibili, che da sempre si muovono nei “dintorni” del Comune e del potere da esso rappresentato ed amministrato.
Si chiede Bartoli: “Perchè in tutte le parti d’Italia una cosa che compra il “pubblico” costa 10 e a Pistoia costa 14?
Perchè altrove i privati che hanno strutture in concessione pagano 10 e a Pistoia pagano 5?
Domande trancianti, come si vede. Cosa rispondono, ammesso che abbiano argomenti di merito per farlo, non tanto e non solo Bertinelli, che anche su questo argomento tace accortamente, ma sopratutto i suoi fedelissimi pasdaran, come Bruni e Niccolai, ma ci metterei anche Manciulli? Posso già ipotizzare un bel SILENZIO ASSORDANTE.
E forse è anche per questi precisi e puntuali punti programmatici contenuti nel programma di Bartoli che l’apparato di potere dominante in seno al PD ha ignominiosamente espulso  Bartoli stesso come un vero e proprio corpo scomodo ed estraneo.
Concludo  dicendo che, per il niente che conto e pur rimanendo vicino alle vicende del P.D, non rinnoverò per il momento la tessera del medesimo, in attesa di poterlo fare di nuovo se e  quando l’aria sarà cambiata davvero.
Colgo l’occasione per salutare in particolare, con simpatia e stima, all’interno dello schieramento bertinelliano, Daniela Belliti, Giovanni Sarteschi, Lorenzo Gai, persone comunque validissime e le cui idee sono in gran parte condivisibili.
Piero Giovannelli
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