Ricordo quando da piccolo - per modo di dire, avevo già undici anni – giravo in bicicletta col mio babbo per le nascoste viuzze di Pistoia. Ero attratto dal nome e dall’aspetto di quelle strade ancestrali attorno a piazza San Lorenzo: via Ligure, via delle Parche, via Borgo Talfano, via del Soccorso, via della Crocetta… Prima di entrare in quest’ultima, uscendo dalla piazza, mi soffermavo di fronte al mistero di un edificio stravagante, incrinato dai segni e dalle fatiche del tempo, defilato sullo sfondo della piazza ma ancora vibrante di austera fierezza. “Chissà cosa ci sarà” – mi chiedevo - “quando da grande tornerò in via della Crocetta e ripenserò alle grate rugginose di quelle aperture e all’ aula mistica e composta, illuminata da una flebile luce”.
Il rosone barocco a forma di campana, entrata per la colonia di piccioni che di generazione in generazione hanno perturbato lo stato assoluto dell’oratorio di Sant’Ansano, attira ancora oggi lo sguardo distratto dei pistoiesi che parcheggiano o passano dall’antico prato dei frati agostiniani, l’attuale piazza San Lorenzo.
L’antico oratorio intitolato ad Ansano, martire e patrono di Siena, affrescato nella volta sopra all’altare da Bartolomeo Valiani, conservava, stando alle cronache, un Crocefisso che fino agli inizi dell’ Ottocento era alla testa di processioni penitenziali officiate ogni tre anni.
Come tanti altri episodi del patrimonio monumentale pistoiese, anche per il complesso dell’ex oratorio di Sant’Ansano è auspicabile un riuso che mantenga l’identità storica e il contesto del luogo. Certo, non è possibile pensare di riportare i pistoiesi alla loro storica devozione spirituale che si è stratificata in una galassia di luoghi di culto o comunque collegati alle funzioni religiose. La nostra è la civiltà mondializzata, dell’individuo, delle minacce e sfide globali; il modello dell’ordinatissima civiltà a vocazione ecclesiastica, comunitaria e ordinatamente strutturata come la Pistoia di fine Settecento appartiene alla storia.
Però, parlando del ruolo dell’amministrazione locale, più che mai è necessario un patto civico in cui la politica sia il moderatore tra la realtà e il modello culturale cui si vuole arrivare. Questo ragionamento vale per il patrimonio architettonico e artistico, che necessita di un approccio a più livelli. Patrimonio vario e complesso, di cui l’oratorio di Sant’Ansano ne è un caso, per il quale serve fortemente una visione di lungo periodo, magari spinta dal sogno e dalla bellezza, che permetta comunque la condivisione d’intenti e investimenti qualificati. C’è bisogno del ruolo dell’imprenditoria bancaria e delle fondazioni, dell’intesa e fiducia tra pubblico e privato in nome di chiari obiettivi. Se non c’è questa cultura di fondo non ci potrà essere nessuna politica; per questo basta guardare al Risorgimento. E proprio un nuovo Risorgimento è ciò che serve a Pistoia e a tutti quei cittadini che la riconoscono come casa comune.
Apriamo dunque il dibattito su questi temi!















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