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Per chiarezza: i cittadini pistoiesi sappiano (di Romano Fedi)


Questa illustrazione è dovuta alla grande amarezza che un’associazione di Pistoiesi hanno manifestato nel loro dissenso per le regole dettate dal PD nella compilazione della lista al Comune di Pistoia. Ora comincerò a esporre la mia opinione su come la dirigenza del PD di Pistoia agisce rispetto la candidatura di Bartoli a consigliere comunale.

Per fare chiarezza bisogna risalire al periodo antecedente alle primarie. Come ho detto altre volte, tramite i nostri rappresentanti (circolo del centro) abbiamo sollecitato il partito a prendere iniziative e discutere tra gli iscritti (almeno quei pochi rimasti) delle candidature e dei programmi. Di fronte all’inerzia del partito e a manovre e iniziative sostenute da esponenti Pd, dedite a presentare una e unica candidatura e all’ultimo minuto, alcuni iscritti al PD hanno sollecitato Bartoli a scendere in campo dato che, il partito non aveva ancora aperto nessuna discussione d’indirizzo, temendo proprio quello che dopo si è puntualmente verificato. Promuovere un solo candidato demonizzando l’altro, non riconoscendogli nessuna legittimità se non quella di 310 iscritti su mille (le firme agli atti sono molte di più delle settanta dei componenti l’assemblea comunale piovute in un blitz improvviso). Gli episodi ostili durante la campagna per le primarie sono stati molteplici, uno in particolare: la presenza di un solo candidato (quello unto dalla segreteria) a una manifestazione alla quale partecipava il Presidente della Regione, dimostra la gretta lungimiranza dei nostri dirigenti.

Certamente questi dirigenti hanno ciccato in pieno definendoci un gruppo di famigli (padri, figli, cugini ecc. ecc.) e i tremilacinquecento voti avuti da Bartoli lo dimostrano.

La loro immensa paura: la statura politica e culturale, la grande capacità di sintesi e semplicità di linguaggio dimostrata durante la compagna elettorale sia nei dibattiti sia nell’approccio con i singoli e, chi come me l’ha seguito nel suo pellegrinaggio nei vari quartieri e periferia del comune può testimoniare, la grande meraviglia dei cittadini e il loro grande interesse per ciò che lui veniva a proporre. Roberto ascoltava molto e spiegava loro cosa dovevamo e potevamo fare, la gente era entusiasta e finalmente, diceva, qualcuno è tornato tra noi a parlarci ma soprattutto ad ascoltarci, io non votavo da diverso tempo ma questa volta lo farò.

L’onestà morale di Roberto è dimostrata dal suo mettersi a disposizione del vincitore le primarie, offrendogli tutta la propria collaborazione. A un mese di distanza nessuno si è fatto vivo né con Roberto né con l’associazione di cittadini che lo sosteneva. A quel punto quest’associazione ha dato mandato a Bartoli di sondare il segretario del PD per avere risposte precise perché i non iscritti insistevano categoricamente di volere Bartoli in lista, perché per lui avevano votato e volevano che li rappresentasse essendo certi che sarebbe stato eletto.

Ironia della sorte: STALIN quando aveva paura che qualcuno lo insidiasse nella leadership,  ad andare bene lo mandava in manicomio, perché a lui interessava il potere, il solo potere: i cittadini sono pedine da muovere sulla scacchiera.

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