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Sport (di Roberto Bartoli)


Nei giorni scorsi ho avuto modo di fare alcune visite ad alcuni impianti sportivi di proprietà del Comune. L’impressione complessiva è decisamente buona, soprattutto perché, salvo rare eccezioni, lo spirito delle persone che li governano è sempre quello di fare al meglio. Devo dire che ci sono anche alcune realtà particolarmente significative per estensione, per attrazione, per qualità dei servizi e prospettiva sociale.

Anche in tema di sport, il nodo sta nel rapporto pubblico-privato. Il Comune, e non poteva essere diversamente, non gestisce alcun impianto direttamente, ma utilizza gli strumenti delle convenzioni. A volte ci sono gare, altre volte no.

A mio avviso, per la gestione degli impianti sportivi occorre prevedere tre diversi strumenti a seconda non solo della dimensione, ma anche del ruolo sociale e della redditività del singolo impianto. In particolare:

  1. per le strutture piccole, si dovrà procedere con convenzioni garantendo una certa elasticità: qui si dovranno agevolare soprattutto le realtà territoriali, soprattutto in una prospettiva di funzione sociale. Queste piccole strutture sono infatti particolarmente legate al territorio e il loro utilizzo da parte degli abitanti della zona costituisce una modalità di aggregazione, condivisione, partecipazione;
  2. per le strutture medie è divenuto indispensabile un regolamento che permetta trattamenti omogenei, chiarezza negli impegni etc. In presenza di una struttura media, ci troviamo a metà strada tra una vocazione sociale ed una già maggiormente organizzativa e imprenditoriale. Ed è proprio questa doppia vocazione che necessita di disciplina, perché spesso la vocazione imprenditoriale tende a sopraffare quella sociale, con conseguenze negative per la gestione del servizio in termini pubblici. Ecco allora che per queste strutture diviene fondamentale operare con bandi dove si richiedono requisiti rigorosi e soprattutto si dovranno stipulare convenzioni dove sia molto chiaro quello che è a carico dei Comuni e dei privati;
  3. per le grandi strutture (Stadio, Palazzetto, campi da tennis, Pistoia ovest, Legno rosso), siamo giunti ormai a una sorta di alternativa. O l’amministrazione sarà capace di coinvolgere i privati in termini di consistenti finanziamenti oppure il grande rischio è che le condizioni di questi impianti peggiorino, perdendosi così il patrimonio acquisito da alcune di queste realtà. Ecco allora che al fine di incentivare l’intervento dei privati, si dovrebbe valorizzare il diritto di superficie, garantendo così la possibilità di ricavi derivanti da investimenti e prevedendo tuttavia vincoli assai consistenti per il privato, affinché vengano soddisfatte le esigenze pubbliche. In sostanza, la nostra amministrazione potrebbe ispirarsi a quanto avvenuto nel Comune di Modena dove è presente un esemplare regolamento in tema di diritto di superficie e dove gli impianti sportivi sono una vera eccellenza.
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2 commenti su “Sport (di Roberto Bartoli)”

  1. sandro 12 dicembre 2011 a 09:37 #

    Caro Roberto,
    Mi chiedo e, se vuoi, prova a farlo anche tu, quale vocazione sociale ha ispirato la chiusura della piscina Boario al nuoto libero la domenica mattina.
    Ardelio

  2. icittadiniprimaditutto 6 dicembre 2011 a 11:49 #

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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