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Giornalista, Ufficio Stampa, Comunicazione

Il commercio a Pistoia


Pistoia, Italy

Image via Wikipedia

Problema. Dai giornali di questi giorni emerge una sorta di netta spaccatura: da un lato, i commercianti che contestano iniziative che non li vedono coinvolti; dall’altro lato, l’amministrazione che facendosi portatrice di queste iniziative pone l’accento sul loro successo e sulla necessità di avere una visione molto più ampia della città, non solo economica, ma anche imprenditoriale, di qualità, di immagine. La contrapposizione va avanti da anni ed è molto delicata. Cerchiamo di ragionare e di uscire da questo muro contro muro che fa solo male. Ragionamento. Primo punto che deve essere fermo, e che riguarda soprattutto l’amministrazione: se programmazione deve esserci, si deve trattare di vera e propria programmazione, dove le regole sono stabilite una volta per tutte e dove non si agevola nessuno attraverso vie di fatto. E questo persistente ritardo sul regolamento sul suolo pubblico non può più essere tollerato. Un regolamento non può prevedere nel dettaglio fiere promozionali o manifestazioni commerciali a carattere straordinario, ma può contenere regole che ad esempio consentano l’individuazione delle aree da destinarsi a nuovi mercati, fiere etc., tenuto conto anche della vocazione di ogni area. Inoltre, programmazione significa decidere al momento della programmazione gli eventi che si intendono realizzare, pensando all’eventuale affidamento dell’evento solo in un secondo momento. Secondo punto, che invece riguarda soprattutto i commercianti: se programmazione ha da essere, non può che orientarsi nel senso della qualità. I commercianti devono interrogarsi anche su quello che intendono fare per la propria città nella consapevolezza che hanno il privilegio di svolgere la propria attività in una delle più belle piazze d’Italia e quindi del mondo. Il mercato su suolo pubblico, proprio perché tale, non è un qualcosa che si pone sconnesso dalla città, ma deve integrarsi con essa, cominciando da modalità e mezzi di esposizione curati e sobri, che magari consentano di continuare a vedere i monumenti che si affacciano sulla piazza. Non solo, ma occorre qualità, ricerca e perché no, innovazione. Il commercio oggi deve tendere al caratteristico, al peculiare, a ciò che valorizza le identità (anche quelle multiculturali), purché specifiche. Proposte. Anzitutto, si accelerino i tempi per l’approvazione del regolamento del commercio su suolo pubblico, senza nessuna esitazione e assumendosi la responsabilità per le scelte che si compiono. Inoltre, si potrebbe pensare (ecco la politica, l’unione, il tenere legate le diverse esigenze) almeno alla programmazione di una iniziativa che in tre appuntamenti l’anno metta insieme prodotti nostrani con quelli di altri paesi sempre diversi, affinché il tutto assuma un significato ancora più profondo in tutti i sensi, sia commerciali, che sociali, nonché culturali, mettendo Pistoia a contatto col mondo.



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